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lunedì 17 marzo 2014

Donne e smart working, difficile ma non impossibile.



In questo periodo alcune amiche stanno per rientrare a lavoro dalla maternità e sto vivendo indirettamente la loro ansia e rivivendo la mia di qualche mese fa. Penso di non dire nulla di nuovo se parlo dell'ansia di staccarsi da quel frugoletto che pensi che senza di te non potrà stare (anche se in realtà sei tu che non potrai più stare senza). Se parlo dei sensi di colpa perchè potremo dedicargli meno tempo. E se parlo del pensiero che non ci amerà più perchè lo abbiamo abbandonato. 
Insomma, non è proprio un momento facile. Sono tante le paure e tutte noi, con qualche rarissima eccezione, abbiamo almeno una volta pensato che fosse il caso di cambiare vita e lavoro per stare più tempo con i nostri bimbi. Trovare un altro lavoro, fare un part time o fare solo la mamma. Io le ho pensate tutte ma poi alla fine nessuna funzionava per il più semplice dei motivi: "no money, no way!”
Ma poi mi sono anche detta che non era giusto cambiare solo perché in Italia non c'è tutela. Non tutte possono rinunciare al lavoro ma sicuramente tutte possiamo unirci e cercare di cambiare le cose.

Siccome in queste situazioni, cosi come in tante altre, credo che il networking sia essenziale per trovare nuovi spunti, nuove idee o anche solo per non sentirsi sole ho deciso venerdì sera di partecipare ad un aperitivo “illegale” organizzato da Lefunkymamas
Non temete, niente di davvero illegale. Ci siamo riunite per confrontarci sulle difficoltà e le opportunità di conciliare il lavoro alla maternità.
Quello che è emerso è che le difficoltà sono tante. In Italia stiamo ancora solo accennando a parole come smart working e telelavoro. La cultura del presenzialismo a tutti i costi e del più ore stai seduto alla scrivania e più produci purtroppo è ancora radicata nella mentalità delle aziende.
Immagino che sarà successo a tutte di sentirsi dire “hai fatto mezza giornata oggi?” e magari guardando l’orologio sono le 18. La vera donna manager, quella che produce e fa profitto, sta in ufficio fino alle 22. Che poi  se stiamo li a contare le ore che ha lavorato sono meno della metà tra pause caffè e pause pranzo lunghissime!

Abbiamo ascoltato storie di mamme che si sono dovute reinventate con le proprie forze e i propri risparmi perché il lavoro cosi concepito non si conciliava con la maternità e soprattutto il mobbing dei colleghi e dei capi non dava altra scelta.  E’ stato bello e motivante ascoltarle e per un attimo ho pensato”bello, lo faccio anche io”. Ma la verità è che non è cosi facile per tutte.
Ci sono donne che purtroppo non possono rischiare e non possono permettersi di rimanere senza stipendio neppure per un mese. E questo ti tarpa le ali. Nessuno ti finanzia.

Nonostante la strada sia ancora lunga, quello che mi è rimasto da questo incontro è sicuramente la consapevolezza, ancora una volta, che se noi donne agiamo tutte insieme e rimaniamo unite saremo in grado di cambiare le cose.
Qui trovate lo #Storify del live twitting.

Vi lascio con questo articolo di wired.it di un mesetto fa, con un’intervista ad Alessia Mosca capogruppo Pd alla Commissione politiche europee e promotrice della proposta di legge sullo smart working in Italia, in
cui si parla anche di “lavoro agile".

martedì 3 dicembre 2013

Donne in gamba

Inseguire i propri sogni non è mai facile, quando è troppo facile forse non è davvero un sogno quello che stiamo inseguendo. Se penso a quante aspettative avevo quando mi sono laureata mi faccio quasi tenerezza. Mica te lo dicono all’università che dopo la laurea sono solo cavoli tuoi e che tutte quelle porte che credi ti verranno aperte in realtà te le ritrovi sul muso. Dovrebbero creare un corso di sopravvivenza per neolaureati.
Poi se sei una donna che aspira alla carriera e aspira a diventare anche madre, lasciamo perdere. Ho deciso quindi di raccogliere qualche storia, soprattutto storie di donne (perché io le donne le ammiro) che non rinunciano solo perché per loro è più dura, (e non dite che non è vero voi maschietti) ma trovano un modo, una strada, delle alternative e portano avanti i loro progetti.

La prima storia è quella di Stefania Moio, Dietista, mamma, moglie e molto più che ci racconterà le difficoltà che ha incontrato subito dopo la laurea, tra scarsa autostima e paura di sbagliare,  e una maternità che le ha dato la forza e la determinazione giusta per portare avanti i suoi sogni.

Perché hai scelto la laurea come Dietista?
Sono sempre stata attratta dal campo medico ma appena diplomata come perito turistico ho scelto la facoltà di scienze politiche pensando erroneamente di non esser capace di studiare materie mediche. In seguito non so esattamente cosa mi abbia spinto di scegliere Dietetica, so solo che una volta scoperto di aver superato il tanto temibile test d’ingresso ero felicissima.

Cosa ti aspettavi accadesse una volta laureata?
Quello che si aspettano tutti i neolaureati. Trovare immediatamente lavoro e sentirmi affermata professionalmente al 100%. Parlavo con colleghi laureatisi molto prima di me, tutti mi dicevano che all’inizio sarebbe stata dura, che sarebbero passati anni prima di riuscire a realizzare il mio sogno, ma io no, ero sicura ci sarei riuscita subito. Tipico entusiasmo da neo laureata.

La scelta di crearti una famiglia subito dopo la laurea, credi che ti abbia limitata professionalmente? 
Mi sono sposata due anni dopo la laurea e ho avuto mio figlio a tre anni dal matrimonio. Il matrimonio ha limitato la mia crescita professionale solo perché ho voluto mi limitasse! Non ho avuto a sufficienza autostima e determinazione, ma nessuno mi ha mai impedito di andare in altri paesi o fare qualsiasi tipo di esperienza lavorativa. Dalla nascita di mio figlio un po’ sono stata limitata ma solo negli spostamenti. Per il resto, anche se è tutto molto più difficile da gestire, è stata proprio la maternità a darmi la caparbietà e la forza di continuare a lottare per raggiungere il mio obiettivo. Come se la capacità di stare sveglia per 18 mesi consecutivi la notte mi avesse fatto capire quanta forza c’è in me e quanto valgo. È stata la maternità a farmi crescere e maturare anche professionalmente.

Quali credi siano le cose che hanno limitato di più la realizzazione dei tuoi progetti dopo la laurea? Incide secondo te il fatto di vivere in un piccolo paese del sud?
Penso che vivere in un piccolo paesino (non tanto del sud) mi abbia influenzato negativamente perché non conoscevo molte persone. Provengo da un paesino di 600 persone e non ho mai avuto molti contatti esterni se non quelli prettamente scolastici. E otto anni fa i social network non esistevano. E poi la scarsa collaborazione da parte di altri operatori sanitari quali i Medici. La mia è una figura relativamente nuova, soprattutto come libero professionista, e fino a qualche anno fa, i medici ignoravano la nostra esistenza (ora sanno che ci siamo ma ci ignorano lo stesso…). Ma quello che penso mi abbia limitato maggiormente, sia stata la scarsa autostima, la poca voglia di rischiare, di buttarmi a capofitto anche a costo di prendere delle cantonate. Sono stata troppo razionale, forse per la situazione economica non rosea della mia famiglia. Ma ho troppo pensato al negativo, invece dovevo lottare di più e pensare positivo.

Hai mai pensato di trasferirti in una grande città o di andare all’estero?  Cosa ti ha spinto a rimanere in Calabria?
Non  ho mai pensato a spostarmi  soprattutto per la famiglia. Sono super legata alle mie origini. Non intendo andare via dal mio sud anche perché mi piace pensare che il mio impegno possa contribuire a rendere migliore il posto in cui vivo. E questi passi in avanti li noto. C’è più interesse da parte della gente a stare meglio, a migliorare il proprio stile di vita. Tante famiglie che vogliono migliorare l’alimentazione dei propri figli. In un paese come il mio, in cui il cibo è praticamente al primo posto, è un passo molto avanti.

Cosa ti avrebbe aiutato e dato più fiducia dopo la laurea?
Quasi tutti i neolaureati affrontano, finito l’entusiasmo della laurea, una sorta di smarrimento. Tutte le università, a mio avviso, dovrebbero fornire una serie di sportelli di orientamento, che valuti insieme al neolaureato la strada da scegliere a seconda delle proprie ambizioni.

Alcuni laureati perdono le speranze e abbandonano l’idea di lavorare nel campo per il quale hanno studiato e si dedicano a lavori alternativi come i call center ad esempio. Questo accade soprattutto per chi rimane al sud. Non ci credono abbastanza e scelgono la strada più semplice o è davvero così difficile trovare un lavoro dopo la laurea?
Dipende dal ramo che si sceglie. Il mio campo, la dietetica come libero professionista, trova le stesse difficoltà al nord piuttosto che al sud. Per lavorare bene bisogna fare tanta gavetta, essere intraprendenti, fiduciosi, volenterosi e come dicevo prima “buttarsi” senza pensare troppo agli aspetti negativi.
Per altri rami o per particolari ambizioni, il sud limita un po’, ci sono meno occasioni lavorative. Al sud il lavoro te lo devi costruire e non per tutti è possibile, soprattutto economicamente.



Se qualcuna ha voglia di raccontarmi la sua storia commentate il post o scrivetemi su valeriavalenti11@gmail.com